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ALFIO LEPORE

STORIA > STORIA > LA GRANDE GUERRA
 
 

Sergente Alfio lepore


Grazie ad un intrigante caso di destini incrociati, ma soprattutto grazie alle informazioni inviateci dal nipote di uno dei protagonisti di questa storia , riusciamo ad incastrare un tassello del grande puzzle storico che unì la storia dell’aviazione , di uomini che senza clamori ne furono attori ed eventi tragici e grandiosi come la Grande Guerra di cui soprattutto quest’anno in Italia, ma in realtà dallo scorso anno si celebra variamente il centenario. La storia, non quella se vogliamo con la “S” maiuscola, quella che gli storici d’altri tempi avrebbero definito “Histoire Evenimentielle”, la storia cui noi faremo riferimento è quella degli uomini qualunque proiettati in uno scenario cui nessuno di loro avrebbe voluto o pensato di prendere parte,ma che in un modo o nell’altro li ha visti protagonisti.
La storia che oggi vogliamo raccontarvi con l’aiuto della documentazione inviataci dal Sig. Giovanni Pede , è quella del Sergente Alfio Lepore classe 1895 , ma lasciamo la parola a quanto inviatoci :
“Alfio Lepore nacque a Lucera il 27 dicembre 1895 da Raffaele Lepore e Filomena Iacovelli. Appassionato di ogni cosa avesse a che fare con la tecnica ed i motori, come il fratello Fausto (che terminò la guerra come ufficiale del Genio), amante di tutti gli sport, motociclista, nel 1913 fondò nella sua città un circolo sportivo, lo Sport Club Luceria; socio della Lega Aerea Nazionale, fu da questa nominato Delegato per le Puglie. Nel novembre del 1915, presentata domanda come motorista d’aviazione, veniva trasferito al Battaglione Aviatori di stanza a Torino, e dopo un corso di istruzioni in Fiat, fu inquadrato nella 102^ squadriglia Farman schierata nell’aeroporto dell’Aspio (Ancona), al comando del Ten. Gallotti, per la difesa della città. Nel febbraio del 1917 venne accettata la sua domanda di partecipazione ad un corso di pilotaggio, che frequentò a Mirafiori e poi a Cascina Costa, ottenendo il I e II brevetto di pilota aviatore. Venne poi inquadrato nella 41^ Sqr. aGhedi e poi sul campo di Istrana in forza alla 22^ Sqdr. Aeroplani  per Artiglieria, al comando del Capitano Ettore Lodi.”
Qui interrompiamo la narrazione per introdurre l’elemento cortocircuitante con una storia già conosciuta dai frequentatori del nostro sito: quella di Ercole Biemmi montatore della ditta SIA di Torino produttrice dei, diciamolo pure famigerati SIA7b, dei quali raccontiamo gli sviluppi in altra sezione . Come dicevamo Ercole Biemmi seguirà lo sviluppo sui campi di tutta la penisola dei “7b” contribuendo alla difficoltosa messa a punto e il giorno 21 novembre 1917 fu inviato da Mirafiori al campo di Fossalunga presso la 22° Sq. in procinto di essere equipaggiata dei velivoli in oggetto ; a questo periodo risale quindi la conoscenza dei protagonisti del nostro racconto. Il giorno 26 dicembre 1917 è quello della “Battaglia Aerea di Istrana, una delle più cruente battaglie aeree di tutto il conflitto (ved. apposito box) , qui i nostri pur essendo uno, il Biemmi un operaio militarizzato e l’altro pilota di una squadriglia da ricognizione su un velivolo non pensato per la caccia dettero tale prova di valore che furono proposti per una Medaglia di Bronzo. Lo troviamo al campo di Casoni, base del XII gruppo e delle squadriglie della caccia 76^ ed 81^, quelle di Scaroni e Baracchini, nelle gloriose giornate della battaglia del Solstizio. Il 20 giugno, in volo con il comandante di squadriglia Capitano Lodi come osservatore, il Sia è attaccato da un caccia nemico, probabilmente un Albatross D III. “Alcune scariche gli avevano di già forato l’ala superiore, ma non evita il combattimento. Anzi con un virage si mette di fronte al nemico; sul quale, in perfetta armonia con l’osservatore scaricarono le mitragliatrici”. L’episodio gli merita la MAVM, conferitagli sul campo.
La conoscenza con Ercole Biemmi importante specialista della SIA con il Sergente Alfio Lepore e l’amicizia cementata dalla partecipazione ad un evento così drammatico farà quindi sì che la SIA proporrà in data 28 maggio 1918 , in pieno conflittto al Lepore di diventare pilota collaudatore della ditta , visto anche l’aumento dei volumi produttivi ; non siamo però a conoscenza della risposta  del Sergente Lepore che stando a quanto ci consegnano le cronache continuò la guerra nella 22° squadriglia.
"Quando il 24 ottobre la 4^ Armata attacca sul Grappa, le Squadriglie 22^ e 36^ ne appoggiano l’azione, inizialmente disturbate dalle pessime condizioni atmosferiche. Nonostante la strenua difesa opposta dalla massa delle unità al fronte, nelle retrovie le armate imperiali vanno sfaldandosi per l’enorme sforzo imposto dall‘Italia alla duplice monarchia ed il 4 novembre viene chiesto l’armistizio. Per i combattenti di entrambi gli eserciti i lutti non sono però finiti, perché in quei mesi era scoppiata una terribile epidemia influenzale, poi detta la "Spagnola", che fa centinaia di migliaia di morti. Tra questi anche Fausto Lepore, che si spense il 12 novembre in un ospedale da campo a Portomaggiore dove, sottotenente del 3^ Genio, 1^ Sezione Radiogoniometrica, aveva collaborato ad impiantare una potente stazione radiotelegrafica. Alfio Lepore, che era stato inviato a Montecelio il 18 novembre per partecipare ad un corso per Allievi Ufficiali, preferisce allora lasciare l’Esercito e ritornare a Lucera".

Ma la nostra o meglio la storia di Alfio Lepore non termina con la guerra, evidentemente la passione per il volo e la crisi successiva alla fine del conflitto , unitamente allo spirito imprenditoriale di Alfio Lepore lo riporteranno a Torino su quel campo di Mirafiori da cui nacque la storia aviatoria di Alfio Lepore , ma anche della SIA e di Ercole Biemmi, culla cioè dell’aviazione italiana delle origini.

“La passione del volo gli era però rimasta nel sangue, e così, dopo un paio di anni, ritorna a Torino per impiantare con il fratello Mario, nel febbraio 1921, uno dei primi servizi di aviazione civile, la “Aerotrasporti Lepore Torino”, la cui dichiarata ragione sociale è “volgarizzare l’aeroplano facendolo definitivamente passare dal campo sperimentale in quello pratico”.

 
 

"La società si appoggia nei locali di una delle prime agenzie turistiche italiane, l”Alleanza Turistica Internazionale”, di Alessandro Perlo, in Corso Francia 5, e dispone di due apparecchi, un SAML, la versione italiana, continuamente migliorata, dell’Aviatik tedesco, ed un Fiat R2, ultimo prodotto della casa torinese ed uno dei primi aerei dell’Ing. Rosatelli, che ha riscattato il Sia 7B (da cui comunque deriva conservandone un gran numero di componenti) e che resterà in servizio fino al 1925.
Di questa esperienza rimane però molto poco, qualche fotografia, una bella cronaca di un volo su Torino a firma “Mario Villa”:


NEL CIELO DI TORINO, 1921

“A Mirafiori, in una di queste meravigliose giornate primaverili, salgo su un apparecchio Fiat R2,solido , sicuro, fremente, audace…romba più forte e via rapidissimo, vertiginoso. Chi guida è il Signor Lepore, un nome noto nell’aviazione militare. Ha al suo attivo parecchi duelli aerei, un paio di velivoli austriaci abbattuti, una filastrocca di ricognizioni ardite, tra le artiglierie di Asiago, del Grappa, del Montello e sulle burrasche di Ancona e di Zara: un eccellente pilota, una Medaglia d’Argento, una calma serena, una sicurezza che stupisce soltanto noi, profani di tecnica aviatoria, ed ancora più paurosi dei suoi pericoli.
Si vola magnificamente. Sembra di esser fermi, fissi nello spazio “tra color che son sospesi” tra cielo e terra. Tutto rimpicciolisce come guardando un panorama attraverso le lenti di un cannocchiale che si accorci gradatamente. Gli hangars laggiù si fanno punti bianchi sul verde del prato, la folla che ci salutò alla partenza è un formicolio nero…poveri umani, schiavi della terra; che sono le vostre folle imponenti? Una macchia nera vista da una carlinga a mille metri, nulla se si sale di più, e se Zaratustra dovesse farsi un pulpito della fusoliera di un biplano, non potrebbe neppur più dire: “La terra ha una epidermide e quest’epidermide è soggetta a malattie. Una di tali malattie, ad esempio, si chiama: “l’uomo”. Il bravo Alfio Lepore ci ha fatto prendere una quota sufficiente per permetterci un colpo d’occhio su Torino ampio, meraviglioso, il biplano cabra senza una “scopola”, va via liscio divorando lo spazio mantenendo ai lati della fusoliera come due massicce pareti di aria resistentissima, data la velocità.Di sotto è una visione di bellezza. Dal cielo si gusta l’aroma della bellezza e della natura l’armonia incantevole della regal Torino, senza essere corrucciati dalla volgarità dei trivi. La grande città sembra un esercito, ordinato di case, ordinato in quadrati regolarissimi in formazione di colonna multipla, sembra di vedervi tante facce pallide, tanti occhi sbarrati e tante frecce punture sul loro dorso. Il Po ha tutti i bagliori dell’arcobaleno, nel Valentino spicca la massa rossastra del villaggio medievale, chiuso, severo come il castello merlato che ci guarda attonito perché i suoi abitanti, armati d’ira e di ferro, non pensarono mai che un’ala potesse sorvolare tant’alta, sghignazzando. La stazione di Porta Nuova plasma sul suolo la figura di un fiasco enorme, del quale si distingue in ogni binario quasi i fili dell’impagliatura. Guardando lo Stadium , si pensa al foro romano, la Mole Antonelliana pare “messa lì nella vigna a far da palo”.
Ora un caccia militare ci insegue, ci raggiunge, si mette al nostro fianco, il pilota del caccia ed il Lepore si salutano. In alta atmosfera, come in alto mare, si è tutti buoni amici.”


Ed il racconto, scritto dal fratello Mario (il nonno di chi scrive è il signore con il soprabito chiaro alla destra nella foto, mentre Alfio, inquadrato parzialmente di spalle, è quello al centro della foto, l’unico senza cappello), dell’ultimo volo di Alfio, il 3 aprile del 1921, conclusosi tragicamente con la caduta dell’aeroplano e la morte del giovane aviatore e del suo motorista Lorenzo Barbero:


 
 

“Era la prima domenica dell’aprile del 1921, una giornata magnifica piena di sole e di profumo primaverile. Sul campo di Mirafiori una gran folla si addensava, lieta di assistere a questa ripresa dell’attività aviatoria. La giornata fu aperta con alcuni voli eseguiti dal nostro pilota Sig. Battista Bottalla, con apparecchio Aviatich. Poi Alfio eseguì voli portando passeggeri. Potevano essere circa le 16.45 Alfio discorreva con gli ultimi venuti, mio padre in disparte osservava. Ad un tratto il motorista Barbero montò in fusoliera, gli fu lanciata l’elica ed il potente motore si mise in marcia con il suo ritmo regolare…….finalmente Alfio venne, montò in fusoliera, una spuntata al motore, una vibrazione di tutto il velivolo avvertì che Alfio voleva partire……il velivolo scivolò rapido sul prato, decollò leggero come piuma ….Erano passati due minuti dalla partenza quando vedemmo l’apparecchio eseguire un virage a metà del quale scivolare leggermente d’ala….Considerando l’altezza (circa duecento metri) intuimmo che difficilmente si sarebbe rimesso…..in un attimo l’aereo si mise a candela avvitandosi. Il povero Alfio con una manovra disperata rimise il velivolo dall’avvitamento nella direzione dell’atterraggio ma per la poca altezza l’apparecchio cozzò violentemente al suolo. Un tonfo secco, un urlo generale di raccapriccio, poi un silenzio di morte.”

Il motorista, sbalzato dall’aereo, morì sul colpo, il pilota durante la notte per le ferite riportate Nell’urto. Del suo aereo rimangono alcuni pezzi, foto in basso, conservati in famiglia.

 
 
 

UN SENTITO RINGRAZIAMENTO AL SIG.GIOVANNI PEDE CHE CI HA GENTILMENTE INVIATO QUESTA INTERESSANTISSIMA DOCUMENTAZIONE DA PARTE DEL GRUPPO DI RICERCA STORICO FOTOGRAFICA DELL'ASSOCIAZIONE ARMA AERONAUTICA SEZIONE DI TORINO

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