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CENNI BIOGRAFICI 2

STORIA > STORIA > ANDREA BREZZI
 

Tenente Pilota Andrea Brezzi – Medaglia d’Oro al Valore Militare


Una vecchia, ingiallita immagine di un gruppo di velivoli dai profili inusuali ritratti su un campo di volo imprecisato può diventare una potente macchina del tempo. A poco a poco bagliori di luce disegnano con più precisione ombre e dettagli. I velivoli sono quegli urlanti rapaci che hanno terrorizzato, col suono della loro sirena e con la precisione del loro lancio, mezza Europa spianando la strada alla Wermacht  , gli Junker Ju 87 “ Stuka” , ma le insegne sulla fusoliera e sulle ali sono italiane, sulla carenatura del carrello, un corvo stilizzato è il simbolo della 96° Gruppo Bombardamento a Tuffo. Siamo a dicembre, il 21 dicembre 1940 , il campo è quello di Galatina dove il gruppo si è da poco trasferito in previsione delle operazioni sul fronte greco-albanese, rapidamente gli equipaggi raggiungono i velivoli, si sistemano negli abitacoli e uno dopo l’altro esplodono i rombi dei possenti Jumo in tutta la meccanica vitalità, una dichiarazione di potenza ed entusiasmo che sovrasta l’uomo, in quel momento il padrone è lui ; dodici cilindri di meraviglia meccanica tedesca. Il sole è alto e inizia a brillare sui parabrezza blindati degli Stuka ,o come verranno all’epoca chiamati da noi con un pizzico di vezzo mediterraneo che alludeva anche alla sanità mentale che portava i piloti a lanciarsi in forsennate picchiate da migliaia di metri e brutali richiamate a poche centinaia di metri di quota disorientati dalla feroce decelerazione nel tentativo di riprendere lentamente quota, per non parlare della caccia che proprio in quel momento li aspettava e della contraerea che aveva tutto il tempo per aggiustare il tiro. Come dicevamo il sole inizia ad abbagliare i piloti sistemati nei loro abitacoli insieme ai mitraglieri mentre uno dopo l’altro si dirigono verso la pista, la grande elica verde scuro scuote l’aria circostante, lo Jumo canta ancora sottovoce, fa solo presagire tutta la potenza di cui è capace e di cui di li a poco darà prova. Appena allineato il giovane pilota, un tenente di complemento aostano di origine ma torinese di adozione, dopo gli ultimi controlli da gas, e qui esplode tutta la furiosa potenza del motore, un demone urlante che in un attimo trascina il pesante velivolo, dapprima a sollevare la coda poi a staccare le ruote, in quel breve meraviglioso attimo in cui l’uomo perde tutto il peso del suo legame con la terra, in un soffice attimo di silenzio, il giovane tenente Andrea Brezzi lascia inconsapevole per l’ultima volta il suolo Patrio. Ma ecco che tutti i velivoli si susseguono in aria, fanno quota, si raccolgono in formazione e puntano ad est, dove li attende l’impietoso Moloch della guerra , ma per ora, quasi a concedere un attimo ancora per meditare, l’attraversamento dell’Adriatico, raggiunte quota e velocità di crociera, controllate distanze tra i velivoli, i piloti guardano l’orizzonte e con esso un pensiero al passato. Il Tenente Andrea Brezzi  di Ollomont (Ao) nato il 31 luglio 1910 , figlio di Giuseppe Brezzi imprenditore “ingegnere di tutti gli ingegni” come ebbe a definirlo il Vate , pioniere dell’aviazione con l’Ansaldo ideatore del caccia “A” detto Balilla , poi del modello “A 300” , dei mitici SVA. Andrea quindi respirò da sempre potremmo dire , aeroplani e fu particolarmente versato per le discipline scientifiche laureandosi in Fisica pura e Matematica pura , collaboratore dell’azienda metallurgica fondata dal padre Giuseppe. Ma accanto a questo lato scientifico , Andrea non disdegnò gli sport tanto atletici quanto motoristici arrivando a vincere la gara automobilistica del Circuito Internazionale di Tripoli.
Ma allo scoccare della guerra rinunciò all’esonero di cui godeva in virtù del suo impegno tecnico nell’industria e nella difesa per arruolarsi nella Regia Aeronautica come ufficiale pilota di complemento. Dopo la rapida campagna contro la Francia , lui pilota da caccia chiese di essere inviato in Germania per l’addestramento sugli Stuka.
all’inizio del mese di luglio 1940 una quindicina di piloti , tra i quali Andrea Brezzi, e venti specialisti partirono per Graz-Thalerhof sede della Stukaschule 2. il 15 agosto terminato il corso i piloti tornarono in Italia con 15 velivoli Ju 87 B-2 Stuka, via Ciampino raggiunsero Comiso sede operativa del 96° Gr. E delle sue due squadriglie la 236a la 237a. Come precedentemente citato al comando del gruppo di volo il Cap. Ercolani , al comando delle due squadriglie il ten. Ferdinando Malvezzi alla 236a ed il Ten. Santinoni alla 237a
Ma ritorniamo al Tenente Brezzi il quale , a partire dal settembre 1940 si troverà con il suo gruppo a Comiso impegnato nelle operazioni contro la cosiddetta “isola-fortezza” di Malta, spina nel fianco della presenza militare italiana nel mediterraneo e nodo geo-strategico di capitale importanza, come comprese bene Churchill e molto meno bene gli strateghi tedeschi.
Le missioni su Malta si susseguono con frequenza e violenza , le difese inglesi sia pure lontane dalla madrepatria e di difficile approvvigionamento, dopo un’iniziale sbandamento  con la consueta britannica caparbietà da quei pochi biplani Gloster Gladiator operativi sull’isola , famosi i leggendari i famosi “Fede” , “Speranza” e “Carità” a sottolineare tanto le virtù di questi pochi strenui difensori che l’esiguità del numero e ai quali ora si era aggiunto un piccolo gruppo di più moderni Hawker Hurricane, si fanno sempre più agguerrite. Nel corso di una di queste missioni di bombardamento dell’area di Mikabba il velivolo del Ten. Brezzi e del 1°Aviere Vio , attaccati dai cacciatori inglesi sin dal loro arrivo sulla verticale dell’ obbiettivo, avvisati dalla stazione RDF che Churchill fece con precisa visione dell’importanza dell’isola arrivare a Malta, i velivoli inglesi infatti come in questo caso attendevano in quota l’arrivo dei velivoli italiani colpendo con favore di quota e di sorpresa. Liberatosi delle bombe sull’obbiettivo , Brezzi fu immediatamente preso in caccia da un Gladiator innescando così un furioso duello tra un non velocissimo ma estremamente agile caccia biplano ed un goffo e pesante  bombardiere in picchiata , dopo un lungo inseguimento con scambio di colpi tra il mitragliere Vio e il cacciatore inglese, il crepitio delle arma brandeggiabile cessò. All’approssimarsi delle coste maltesi il caccia lasciò il combattimento consentendo così a Brezzi di riprendere la rotta per Comiso. Durante il viaggio di ritorno la drammatica verità emerse in tutta la tragica evidenza il povero mitragliere era stato colpito a morte da un proiettile del caccia. Con la morte a bordo , il velivolo in condizioni pietose  arriverà insieme agli altri picchiatelli dove non si potrà che constatare la morte del povero Vio. Per questa eroica missione avendo terminato in quelle condizioni la missione il Ten. Andrea Brezzi fu insignito di Medaglia d’Argento al Valore Militare.

Il povero aviere era il 1° Aviere Gianpiero Vio, un altro piccolo grande eroe silenzioso con la divisa azzurra.


Ma ritorniamo al presente ,  ecco approssimarsi la costa albanese, l’uomo ridiventa pilota, ridiventa macchina, i nervi, i muscoli sono propaggine della macchina cui è saldamente legato insieme al suo mitragliere, la missione nell’area di Kolonje  nel distretto di Argirocastro è contro la temutissima batteria antiaerea della Voiussa , quella stessa mattina il velivolo del Maresciallo Scarpini era decollato proprio per distruggerla con una bomba da 500 kg , ma intorno alle dodici era giunta al gruppo la triste notizia dell’abbattimento del velivolo dello Scarpini. Immediata la reazione del gruppo il quale quasi subito prende il volo in direzione Voiussa. Come sempre precisa la  batteria , probabilmente di costruzione britannica fu però neutralizzata dalla bomba del Ten. Brezzi alla quale seguirono altre bombe di minore peso e mitragliamenti a bassa quota per la definitiva neutralizzazione dell’obbiettivo. Purtroppo però il velivolo di Brezzi abbassandosi divenne così oggetto di armi di minore calibro che lo colpirono alle tubazioni carburante. Il Maresciallo Acerbi  si accorse della perdita e delle fiamme che iniziavano a scaturire dal motore, tentò di avvertire in ogni modo  il Ten. Brezzi, ma egli voleva riportare a casa il suo velivolo, ma resosi conto della gravità della sua situazione in un disperato tentativo di atterraggio nei pressi del costone di Mali Liofiz si schiantò perdendo la vita.

Alla memoria del Tenente Pilota Andrea Brezzi Medaglia d’Oro al Valore Militare è intitolata la Sezione di Torino.



Daniele Bressanelli


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