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il 36°Stormo e la battaglia di Pantelleria

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IL 36° STORMO AEROSILURANTI ED IL SUO IMPEGNO NEL TEATRODEL MEDITERRANEO OCCIDENTALE

 
 
 



Per il 36°stormo, comandato dal colonnello Carlo Drago, il 1941 si apre con un breve periodo di riposo e ricostituzione dopo il severo impiego operativo dei mesi precedenti (verrà di seguito riportata l’operazione contro il convoglio Halberd presso l’isola tunisina di La Galite) . In questa fase addestrativa lo stormo avrebbe dovuto riconvertiti da bombardamento terrestre ad aero-siluramento. Le difficoltà al passaggio ad una tipologia di combattimento così diversa non dovette essere semplice; da bombardamento in quota a siluramento a pelo d’acqua con un grosso velivolo che esponeva una grande superfice di se alle cannonate ed alle mitragliatrici delle navi inglesi costituì sicuramente un considerevole salto psicologico, ma i successi sinora raggiunti dal Magg. Buscaglia dovettero in qualche modo pesare sulla scelta di trasformare il bombardamento terrestre in aero-siluramento. La scelta in qualche maniera non era peregrina: la priorità strategica nel teatro operativo Mediterraneo era senz’altro ancora quella di strangolare l’isola di Malta, una spina nel fianco mai rimossa anche a causa della campagna africana dell’Asse con i suoi altalenanti andamenti che ne posticipavano continuamente la risoluzione. In più a far propendere per la mutazione in silurante del S79 la scarsa capacità offensiva di un velivolo civile militarizzato, la strutturale incapacità di costruire ordigni di caduta veramente efficaci (pareti molto sottili, scarso calibro uguale molto rumore per nulla). Per cui il 36°Stormo diventa Aerosiluranti con effetto ufficiale dal 1 settembre 1942 sotto il comando del Colonnello Riccardo (Hellmuth) Seidl, ma la posto dell’apprezzatissimo per maneggevolezza, velocità e robustezza S79, lo Stormo venne dotato del suo teorico successore S84, purtroppo un grave fallimento tecnico.
Dal 3 settembre il 108°Gruppo era pronto ad operare con 14 velivoli per portarsi da Bologna sulla nuova base sarda di Decimomannu, mentre il 109°Gruppo lo raggiunse il 20 settembre con altri 15 velivoli. Causa vare deficienze strutturali e velivoli incompleti dei 29 velivoli a disposizione dei gruppi di volo solo 19 erano operativi.
Il 27 settembre inizia l’impegno operativo del 36°St.dalla sua nuova base di Decimomannu: il 24 settembre da Gibilterra una potente squadra navale inglese nel quadro dell’Operazione Halberd, composta da tre incrociatori pesanti: Nelson, Rodney e Prince of Wales scortati dalla portaerei Ark Royal, da cinque incrociatori minori e diciotto cacciatorpediniere costituiranno la scorta per nove navi da trasporto. Oltre ai navigli di superfice si aggiunsero nove sommergibili sulle probabili rotte delle navi italiane. La tattica inglese di scomporre in due gruppi il convoglio sostanzialmente riesce a confondere la marina la quale ritiene più probabile un attacco al nostro territorio nazionale, ciò anche corroborato dalle intercettazioni radio, ma all’alba del 27 settembre un Cant Z506 ricognitore pilotato dal comandante Giovanni del Vento alle 08:18 individua un gruppo navale composto da portaerei e altre navi al largo dell’isola di La Galite 80 km a nord della Tunisia. La Squadra Navale al comando dell’Ammiraglio Jachino ricevette quindi ordine di ingaggiare il naviglio inglese nel pomeriggio del 27 settembre. Nel frattempo il 36°Stormo nonostante le pessime condizioni meteo si lanciò all’attacco del gruppo navale testé individuato: alle 12:15 il Col. Seidl alla testa del 109°Gruppo (6 velivoli) ed il Magg. Arduino Buri alla testa del 108°Gruppo (6 velivoli). All’altezza di Capo Spartivento incontrarono la scorta caccia composta otto CR 42 del 24 Gruppo Autonomo, la formazione degli S84 nel frattempo aveva già perduto un velivolo causa errata manovra in decollo. All’appuntamento con il naviglio inglese vennero preceduti dai settantanove del 130°Gruppo e quindi per il 36° il fattore sorpresa era ormai sfumato, i primi a giungere in contato con il nemico furono i velivoli del 108°Gruppo al comando del Magg. Buri alle 13:00, lo stesso Buri attaccando a raso delle onde, sfidando le cannonate inglesi e le colonne d’acqua appositamente alzate lanciò in prossimità del Nelson il suo siluro, nonostante inizialmente il siluro del Com. Buri fosse stato ritenuto quello che colpì a prora la Nelson, successive analisi, legate ai tempi dell’azione attribuirono al Col. Seidl giunto verso le 13,30 a contato con il nemico il danneggiamento della nave inglese, purtroppo il Col. Seidl venne abbattuto dopo lo sgancio dalla contraerea della Prince of Wales e della Sheffield mentre il Cap.Giusellino Verna verrà abbattuto dai Fulmar del 808 Sqn partiti dalla Ark Royal.
Queste la prospettiva dell’attacco da parte inglese nelle parole dell’Comandante la Forza H:
“Il radar rivelò che un gruppo di aerei, che si divideva in due formazioni si stava avvicinando al convoglio da Est alle 13.27. I cacciatorpediniere dell’ala destra dello schermo aprirono il fuoco alle 13.29, quando sei o sette BR. 20 [erano gli “S. 84” del 109° Gruppo – N.d.A.] furono visti avvicinarsi molto bassi sul mare dalla prora al traverso a dritta. Tre di questi apparecchi spinsero l’attacco oltre lo schermo dei cacciatorpediniere e portarono a fondo un attacco estremamente deciso contro la NELSON che stava accostando a dritta per evitare le scie dei siluri. Un aereo lanciò il siluro da 20° di prora a dritta della nave, alla distanza di 450 yard passando poi sul bastimento a circa 200 piedi di altezza. Esso fu certamente abbattuto di poppa alla NELSON dallo SHEEFFIELD e dalla PRINCE OF WALES. La scia dei siluri non fu vista fino a circa 150 yard di prora alla corazzata, la quale frattanto aveva assunto una rotta che era esattamente l’opposto alla scia. Non fu possibile in quel momento fare niente altro per evitare il siluro; si avvertì un gran colpo, la nave vibrò considerevolmente ed una grande colonna di acqua si alzò a circa 15 o 20 piedi sul castello di prora a sinistra. La velocità della NELSON fu ridotta a 18 nodi, in attesa di chiarire la situazione.
Pochi secondi più tardi un altro silurante della stessa formazione lanciò un siluro da circa 500 piedi di quota a 1.000 yard di distanza sulla prora a dritta della NELSON; il siluro passo a circa 100 yard sulla dritta. Il terzo aereo della formazione fu abbattuto dai cacciatorpediniere. Nel frattempo tre o quattro aerosiluranti, che si erano staccati da questo gruppo attaccavano dal lato dritto senza successo. Un aereo fu abbattuto dai pom-pom della RODNEY, ma l’equipaggio fu salvato. Complessivamente tre apparecchi nemici dei sei o
sette impiegati furono abbattuti ma la NELSON era stata colpita; ciò riduceva la sua velocità, non la sua capacità offensiva col cannone.”

L’operazione dello Stormo sia pure coronata da parziale successo fu pagata a carissimo prezzo: degli undici velivoli partiti solo cinque furono di ritorno alla base, caddero: Il Comandante di Stormo Colonnello Seidl, i Capp.Rotolo (com.357° Sq), Tomasino (Com.358° Sq), Verna (Com.359° Sq), il ten. Barro e il S.ten.Morelli in totale lo stormo perdette 35 uomini. Il comando dello Stormo passò quindi al Col. Gabrielli sino al maggio 1942 quando subentrò il Col. Giovanni Farina.
Il 28 marzo 1942, con lo Stormo per intero, sull’aeroporto di Decimomannu per questi fatti e per l’eroismo dimostrato nel corso di questa battaglia, il 36°Stormo ricevette la bandiera di combattimento fregiata di Medaglia d’Oro con la seguente motivazione:

“Al vertice di ogni eroismo i suoi equipaggi oltre ogni umana possibilità in un’epica azione di siluramento a massa, lanciavano l’anima, il velivolo e le armi contro una potente formazione navale che veniva duramente colpita e costretta con le superstiti e danneggiate navi a volgere la prora verso le proprie basi. Dall’azione superba consacrata ai fasti dell’aeronautica non facevano ritorno il comandante dello stormo, tre comandanti di squadriglia e numerosi gregari, che ebbero per premio del loro ardimento la gloria del Cielo, l’eterno riposo nel mare nostro, e l’imperitura gratitudine della Patria.”







BATTAGLIA DI MEZZO GIUGNO 14-15/6/1942


Quella che per la storiografia italiana è la “Battaglia di mezzo giugno” corrisponde agli scontri aeronavali contro i convogli “Vigorous” in partenza da Alessandria e Harpoon da Gibilterra, tra il 12 giugno e il 15 giugno 1942.
Questi scontri segnarono una delle più importanti vittorie contro i convogli inglesi destinati all’approvvigionamento dell’isola di Malta, pesantemente battuta dall’inizio del conflitto, ma mai doma e soprattutto importantissima pedina della strategia alleata nel teatro Mediterraneo.
Il convoglio Vigorous partito da Alessandria, venne già intercettato il 12 giugno quando due mercantili vennero attaccati ed efficacemente dissuasi dalle forze aeree italo-tedesche a rientrare in base o come fece uno di essi a Tobruch. Al di là di molta storiografia che sembra pascersi tra le pieghe di un’ipercritica autodistruttiva, sia pure prendendo le dovute distanze dalla propaganda del periodo dobbiamo dire che le nostre forze aeree resero molto difficile la vita alla strategia inglese nell’intento di mantenere operativa Malta, tant’è che le rotte tra Creta e il Nord Africa vennero battezzate come Bomb Alley. Un Sommergibile inglese avvistò la squadra navale in uscita da Taranto diramando un allarme che portò al decollo di nove siluranti Bristol Beaufort; avvistati dai medesimi le Navi Garibaldi e Gorizia esse riuscirono ad evitare i siluri , ma alle 15,15 avvistato il Trento venne silurato e colpito nel locale caldaie , nave immobilizzata e successivamente trainata dal Pigafetta , ma alle 09,10 individuato dai sommergibili P31,P34 e P35 venne finito da un siluro lanciato da quest’ultima imbarcazione che lo colpi al deposito munizioni affondandolo.
Ma nel complesso l’operazione di contrasto al convoglio fu un pieno successo per le forze aeronavali dell’Asse: se da un lato anche la Littorio fu colpita senza però gravi ripercussioni sull’operatività, grazie infatti all’intervento degli Stuka alle 14:25 fu affondato il cacciatorpediniere Airedale, danneggiato il l’incrociatore Birmingham e una bomba colpì la vecchia corazzata bersaglio Centurion. Ancora alle 17:30 quattro S-79 affondarono il cacciatorpediniere Nestor e l’incrociatore Arethusa fu danneggiato. Purtroppo per chiudere la Littorio fu nuovamente colpita da un siluro lanciato da un Wellington partito da Malta.

La complessità delle operazioni (operazione Harpoon) che si svolsero nel mediterraneo sud-occidentale tra il 14 e il 15 giugno è tale che ci porterebbe lontano dal nostro obbiettivo che non è quello della trattazione strategica ,ma di restituzione di una temperie sociale calata nel contesto dell’andamento delle operazioni che coinvolsero i nostri soldati, ma è importante definire quali fossero le forze schierate nel teatro delle operazioni: dallo stretto di Gibilterra entrarono nella notte del 12 giugno 5 mercantili e 1 petroliera protetta dalle forze W e X composte da una nave da battaglia la Malaya, due portaerei Argus e Eagle, quattro incrociatori Kenya, Liverpool, Charybdis e Cairo, quindici cacciatorpediniere e quattro dragamine e sei motocannoniere.
Sin dalle 09:00 del 13 giugno la forza inglese fu avvistata e tenuta sotto controllo dai ricognitori italiani e tedeschi, ma essendosi suddivisa, come peraltro d’abitudine in più sezioni gli avvistamenti indicarono una forza di una nave da battaglia, due portaerei, quattro incrociatori un numero imprecisato di cacciatorpediniere e navi mercantili. Le forze navali che si scontrarono nella “battaglia di mezzo giugno” o “di Pantelleria” erano quindi costituite per parte italiana da 2 incrociatori da 7000 tonnellate (Eugenio di Savoia e Montecuccoli) e 5 cacciatorpediniere mentre la forza inglese era costituita da un incrociatore antiaereo da 4200 tonnellate, 9 cacciatorpediniere dieci dragamine e 5 piroscafi.
Restando nell’ambito aereo che più ci appartiene, obbiettivo primario dei siluranti erano le navi mercantili in quanto vero nocciolo della questione rifornimenti. Alle 7,25 del 15 giugno la 7a  Divisione navale richiese intervento aereo sul punto 36°30’N-11°10’E l’Aeronautica Sicilia dispose la partenza di bombardieri, verso le 8:00 del 15 partirono da Pantelleria 4 S-79 del 132°Gruppo che non vedendo naviglio mercantile, principale obbiettivo come richiesto dal Comandante Magg. Buscaglia attaccarono il Partridge e soprattutto il Bedouin già precedentemente colpito dal fuoco navale, ma trainato dalla Partridge e in buone condizioni di galleggiamento in procinto di riparare i danni alle macchine per procedere alla navigazione in autonomia, l’attacco del S.Ten. Aichner Aiutante Magg. di Buscaglia ebbe successo portando il Bedouin all’affondamento, anche Aichner però venne abbattuto dalla contraerea della nave inglese e  successivamente recuperato in mare.
Dalla Sardegna intanto una formazione di 14 S-84 alle 10:00 avvistò a 60 km a sud di Pantelleria alcune navi mercantili, tre cacciatorpediniere e alcune navi di scorta. Oltre alla fittissima contraerea i velivoli del 36° St.  attaccarono sottoposti all’attacco non solo dei Fulmar, certamente difficili da contrastare per un velivolo non certo manovriero come un settantanove, ma non certo lo stato dell’arte in quanto a velivoli da caccia ma anche dagli Hurricane ossi decisamente più duri! Anche in questa battaglia il 36° si dimostrò all’altezza delle sue tradizioni come fu per La Galite e il pegno di sangue versato fu altissimo: sei velivoli su 14 furono abbattuti tra i quali il comandante di stormo Col.G.Farina, il Magg. Mario Turba comandante del 109° Gruppo mentre alti due equipaggi furono salvati dai nostri idrosoccorso, quelli del Ten.Donati e del Mar.G.Monaco.
A conclusione dell’operazione dei 17 mercantili partiti da Alessandria e da Gibilterra solo due giunsero a destinazione nell’isola di Malta, i velivoli persi dalle forze inglesi furono 30, mentre per parte dell’Asse le perdite furono le seguenti:
• 28 velivoli perduti (24 a occidente e 4 a oriente)
• Incrociatore Trento affondato
• Nave da battaglia Littorio danneggiata
• Incrociatori Montecuccoli ed Eugenio di Savoia lievemente danneggiati.


Per finire questa breve trattazione è doveroso ricordare le parole dell’ammiraglio Cunningham Comandante la flotta inglese nel mediterraneo:
“Desidero precisare una volta per tutte la questione dell’efficacia dei bombardamenti aerei italiani e della generica attività degli italiani sul mare, come furono notati da bordo della flotta nel 1940 e 1941.
In quel tempo ci sembrò che gli italiani disponessero di alcuni gruppi addestrati specialmente per la lotta anti-nave. La loro ricognizione aerea era molto efficiente e ben di rado non riusciva a scoprire e segnalare la presenza di nostre navi in mare. Invariabilmente i bombardieri arrivavano sul nostro cielo un’ora o due più tardi, si avvicinavano per l’attacco in alta quota da circa 3500 m. la precisione era molto buona per questo tipo di attacco(…) e quando il nostro tiro antiaereo migliorò ed i gruppi della R.A. furono abbattuti dai nostri caccia e dalla flotta, l’attività aerea italiana fu meno buona. Ma la ricorderò sempre con rispetto”.


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