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PICCHIATELLI SU MALTA

STORIA > STORIA > ANDREA BREZZI

DOMANI I "PICCHIATELLI" TORNERANNO SU MALTA


Li guardiamo e li ascoltiamo senza volerlo,come si guardano e si ascoltano coloro che il nostro cuore indovina di altra tempra e di inconsueta e spirituale statura. Ci sentiamo fra eroi : fra gente che fuori dall’ardimento non può vivere; che ha trovato la sua atmosfera, la sola adatta ai suoi polmoni , nel più folle rischio. Sono qui con noi i picchiatelli di questo solitario campo di aviazione nascosto fra gli ulivi, fra il mare e le montagne,così lontano e sperduto che a fatica lo trovo giungendo in volo sulle sue capanne di bambù, ui suoi rifugi di frasche ,sulla sua gialla distesa, bruciata dal sole e maculata qua e là di ciuffi spinosi.


UN DOMINATORE DEL CIELO


Il loro comandante , il comandante E. è un uomo di poca statura e di poche parole. E’ piccolo e nervoso ; è un ometto chiuso , al quale in nessun modo ci è possibile strappare dieci parole su un attacco, il racconto di una delle tante avventure ne cielo di Malta. Quando è in volo ,mi dicono i compagni, è un leone. Quando entra nella stretta carlinga e butta l’apparecchio a perpendicolo verso il cielo e si fonde inimitabilmente con la macchina, ne diventa il dominatore. Fa paura vederlo combattere. Non si sa se in lui sia maggior il coraggio o la perizia tecnica o lo confinato amore del rischio .
Ma intorno a lui ora c’è della gente che lo vale. Han tratto queste squadriglie di picchiatelli dalla caccia e dall’assalto studiando di ogni prescelto le qualità, in costituzione,le caratteristiche fisiche e spirituali; e sono saltati fuori i migliori uomini stupendamente dotati nel corpo e nello spirito. Il nostro bombardamento in picchiata e nato qui, su questo campo di guerra , da questi uomini di cui qualcuno è ancora fanciullo, la cui data di nascita è recente. Poco più di un mese,ma già queste squadriglie vantano un’esperienza di guerra durissima,già hanno i loro morti e le loro glorie. Per questo appunto siamo qui venuti , per conoscere particolarmente uno di loro,per sentire dalla voce del protagonista la drammatica vicenda delle eroiche avventure del Ten.B.
Il Ten.B. è un ufficiale di complemento , un torinese freddo,duro,tenace che è qui dallo scoppio delle ostilità,salvo un breve periodo di  addestramento tecnico in Germania. Viene dalla caccia; ha al suo attivo la guerra d’Africa,una medaglia al valore e una quantità innumerevole di voli di guerra. Comanda una squadriglia di picchiatelli;tutte le azioni guerresche su Malta e sul mare lo hanno avuto fino a ora partecipe,qualche volta protagonista. Il Ten.B  è diventato famoso in tutti i campi di questo settore e il suo nome corre sulle bocche degli equipaggi delle nostre formazioni aeree per un tragico episodio svoltosi nel cielo di Malta, recentemente,nell’ultima azione bellica ,condotta a termine dai picchiatelli contro le installazioni aeronautiche di Mikebba e di Hal Far.


SCHIERAMENTO DI BATTAGLIA


Dodici nostri picchiatori ebbero ordine una mattina di ottobre di decollare da questo campo per Malta. Tre giorni di scirocco avevano addensato sul mare densi cumuli bianchi ;dalle sponde dell’Africa giungeva sugli apparecchi schierati nella radura bruciata il soffio caldo del ghibli; folate ardenti arroventavano l’atmosfera e quasi la rendevano irrespirabile. La partenza era stata fissata per le nove e i dodici apparecchi avrebbero dovuto trovarsi puntuali ,dopo pochi minuti di volo,all’appuntamento stabilito in un determinato settore di cielo,con le formazioni della caccia che li avrebbero poi scortati e protetti durante l’azione. Tutto si volse in modo perfetto : il decollo avvenne in formazione serrata. Nel cielo le dodici macchine si strinsero, ala contro ala , e indirizzarono le eliche verso l’obbiettivo. Nel punto prestabilito trovarono già in attesa gli apparecchi della caccia. Tre pattuglie di falchi,che ronzavano nell’alto, in larghi giri sul mare. I trenta aeroplani assunsero lo schieramento di battaglia. I dodici picchiatelli poggiarono sull’ala destra , serrando il più possibile: i falchi raggiunsero la loro posizione di scorta diretta,indiretta,semidiretta.
E’ un po’ difficile spiegare al lettore in ché consiste tale manovra  meglio delle parole servirebbe un grafico per dare della possente formazione l’esatta fisionomia. Comunque proviamoci. In quota oltre i 5000 m. sono i picchiatelli,l’uno ridosso all’altro; a altissima quota,1000 m. più in su, è la squadriglia di scorta indiretta ; sui fianchi e immediatamente sopra i bombardieri è in scorta diretta,più indietro e su un piano medio fra le due formazioni di cacciatori sta la scorta semidiretta, in tal modo ,da qualunque parte l’offesa nemica venga , la sorpresa non sarà possibile. Teoricamente le squadriglie di picchiatelli dovrebbero poter raggiungere senza molestie l’obbiettivo prefisso. In realtà , le cose vanno spesso diversamente. Quando la battaglia si accende e nel cielo divampano le mitragliatrici è quasi impossibile conservare immutate le posizioni di partenza; ognuno combatte un po’ per suo conto; ognuno ingaggia col nemico il suo duello mortale. Il tenente B. ha avuto per questa azione il posto di coda,l’ultimo della formazione. E’ il suo posto abituale,un posto pieno di rischio e di responsabilità. I gregari della sua squadriglia lo precedono di poco,quasi le ali si toccano nel rapidissimo volo. In pochi minuti si è su Malta, le coste dell’isola si profilano laggiù un po’ velate di foschia. Le case di La valletta,i moli, i magazzini di Marsa Scirocco appaiono ora distintamente nella cornice azzurra del mare. Qui avviene la prima fase del combattimento. I picchiatelli non sanno e procedono sereni sul loro cammino; ma nell’alto la scorta indiretta ha trovato e ha già impegnato battaglia con cinque o sei "Hurricane" che incrociavano oltre i 6000 m. quasi presagendo l’arrivo dei nostri bombardieri. Sapranno dopo i picchiatelli che due apparecchi nemici sono stati abbattuti in questo primo violentissimo contatto.

SULL’OBBIETTIVO


Da terra, intanto ,comincia a scatenarsi il fuoco delle batterie antiaeree. E’ un martellamento terribile,che infiora tutto il cielo dell’isola di nuvolette bianche e gialle,che segue passo passo la nostra formazione tempestandola di schegge arroventate. Il Tenente B. ha l’apparecchio colpito in più punti,ma nessun organo vitale è leso. Gli uomini passano incolumi nel vasto incendio: i proiettili scoppiano da tutte le parti. Se ne sente il sibilo e l’assordante fragore. A pieno regime, il Tenente B. punta sull’obbiettivo,Mikabba è la sotto; ben visibili sono le piste in cemento armato,i capannoni,i depositi di carburante, la verde spianata del campo. " Mi avevano ordinato – ci racconta il Tenente- di buttarmi in picchiata nel centro del campo e di sganciare il più basso possibile su una certa enorme,misteriosa piazzuola di cemento che gli inglesi avevano costruito da poco sull’estremo angolo nord dell’aeroporto. Siamo in quota e per quanto altissimi scorgo e individuo nel basso l’obbiettivo. E’ il momento di buttarsi. Inclino l’apparecchio a ottanta gradi,l’occhio fisso al collimatore. Fu una questione di pochi istanti. Avevo percorso più di duemila metri, mi ero già portato da cinquemila metri a tremila metri quando il motorista mi avverte che avevamo in coda due "Gloster Gladiator" e che già vede le otto armi dei due apparecchi nemici vomitare fuoco. La situazione è drammatica. La nostra caccia di scorta è lontana e impegnata in altro combattimento. La picchiata mi ha staccato dai compagni. Nessuno mi può portare aiuto. Bisogna che me la sbrighi da solo,anche se la partita –uno contro due,è in netta condizione di inferiorità per armamento,per velocità,per maneggevolezza dell’apparecchio – è disperata. Mi libero subito delle bombe che vedo precipitare in basso e scoppiare con una vasta fiammata sull’obbiettivo e mi butto decisamente con una secca manovra sulla destra. In questo preciso istante  la prima raffica nemica mi investe. Sento il fischio lacerante dei proiettili,gli apparecchi di bordo vanno in frantumi.
"A nostra volta anche noi spariamo a pieno ritmo;la mia mitragliatrice di coda sgrana centinaia di proiettili al minuto. Il motorista mi dice dalla cuffia a radio che il nemico è vicinissimo. Quasi ci è addosso. Giro ,come ho detto ,a tutta forza sulla destra,dopo aver liberato i freni e girando vedo l’ombra di un "Gloster"  nel  collimatore. Dio mi protegge. Il nemico ,più veloce di me, mi ha superato. Gli rovescio contro un centinaio di proiettili. Capisco di averlo colpito. Il suo motore è in fiamme. Precipita infatti subito come un corpo morto avvolto di fumo e fuoco. Mi sento rinascere; la morte si è un po’ allontanata da noi. Qualche speranza rimane di tornare  a casa. Sono ormai sui mille metri. Dal basso continua feroce il fuoco contraereo;passo come per miracolo tra uno scoppio e l’altro. Mi ributto in picchiata puntando decisamente verso il mare: so che dietro di noi c’è un altro "Gloster" e che nessun caccia mi può venire in aiuto ,forse impegnato in un altro combattimento. Certo i falchi di scorta non hanno visto la nostra tragica situazione. Dobbiamo giocare sino in fondo,con le sole nostre forze, la partita.

UNA SITUAZIONE DISPERATA


"Infatti,dopo un istante,sento la voce del motorista: "Signor Tenente, arriva l’altro "Gloster". Ha cominciato a sparare " . una prima raffica ci investe in coda e mi danneggia il timone di direzione che sento improvvisamente duro alla manovra; ma ora anche le nostre armi  sibilano e martellano l’avversario. Le probabilità di salvarci sono minime; ogni pilota sa che un apparecchio da bombardamento deve in tale situazione soccombere. Prolungo fino al possibile la picchiata con la speranza di poter staccare l’avversario prima di giungere al momento critico della ripresa; se io mi tiro dietro il "Gloster" ,quando mi raddrizzerò, perderò di colpo un terzo della velocità e sarò inevitabilmente abbattuto.
"La mia arma di coda,intanto continua a sparare. Il motorista si difende eroicamente, lo sento manovrare con  calma e sicurezza .ma un’altra raffica ci coglie in pieno,ci schizza in pieno una pioggia di proiettili,siamo colpiti un po’ da tutte le parti. Alla cuffia sento che la mitragliatrice posteriore non spara più. Cosa è accaduto? Urlo al motorista qualche parola adirato. Mi giunge all’orecchio un gorgoglio strano, un lamento che non so definire. Forse un disturbo alla radio. Non è il momento , però, di stare a ragionarci su. A trecento metri riprendo. Mi butto a zig-zag verso il mare che intravedo laggiù, cinque o sei chilometri più avanti , inondato di sole.
"Mi volgo un istante per vedere cosa accade al mio compagno di volo. Non dimenticherò mai più questo momento. I vetri della cabina sono macchiati di sangue. Il mio compagno giace riverso sul seggiolino. Il viso cereo, sanguinante. La mitragliatrice ondeggia sul sostegno ,tragicamente abbandonata. Il mio compagno è morto colpito al capo. Faccio violenza a me stesso. Cerco in così triste dramma di salvare il salvabile. Bisogn riportare a casa l’apparecchio e salvare la vita. Questo conta. Questo si deve ottenere. Il mare è ormai prossimo e nel mare forse è la salvezza; sappiamo per esperienza che la caccia nemica ci dà battaglia sull’isola ma ci abbandona sull’estremo ciglione maltese, che non osa avventurarsi sull’acqua.
Ma riuscirò ad arrivare al mare ?mi volto e vedo il "Gloster" un’altra volta addosso. Ora è finita,penso. Egli spara con tutt’e quattro le mitragliatrici. Le raffiche mi investono. Rimbalzano nella carlinga schegge di cristallo e lancette di manometri. Metto il motore al massimo. Chiedo alla macchina l’impossibile. Tutto ciò accade nello spazio di pochi secondi. L’apparecchio va su e giù in impennate e in picchiate di una violenza inaudita. Sono quasi fuori senno. Non mi accorgo dei  miei movimenti che nascono meccanicamente dalla mia mano. Ma ora sono giunto sul mare. Se il "Gloster" mi insegue ancora è finita: se, come sempre è accaduto,mi abbandona, in qualche modo a casa tornerò.


IL CAMERATA CADUTO



Ho superato il ciglione che strapiomba sull’acqua. Mi sono buttato quasi a pelo delle onde,cammino a tutto gas,a pochi metri dalla superficie . ho a un tempo il timore di essere inseguito e di essere scorto da altri nemici; non sono più in grado di subire un altro assalto. L’apparecchio è tutto buchi. I comandi funzionano appena . le cartucciere delle mitragliatrici debbono essere pressoché vuoti. Ma il " Gloster" come prevedevo ha abbandonato la battaglia. Lo vedo 500  metri sopra di me tracciare nell’aria un vasto giro e puntare l’elica sopra Mikabba. Dio sia benedetto! Continuo a volare a pieno motore. Superando tutti i massimi di velocità stabiliti dai collaudi. Ma la macchina è meravigliosa. I pistoni battono in modo perfetto. Sfioro quasi l’acqua con la pancia dell’apparecchio, l’altimetro non segna mai i dieci metri di altezza. Ho paura ancora di essere scorto dall’alto. Più in basso mi tengo meglio è.
Ad ogni tratto vedo davanti a me profilarsi le  care sagome dei picchiatelli. Sono i compagni che se ne tornano a casa volando in formazione serrata a mille metri sul mare. Forzo ancora il motore e li raggiungo quando già sull’orizzonte si affacciano le rive della Patria. Sono salvo. Siamo salvi. Ma con me,alle mie spalle,nella cabina allagata di sangue è il camerata caduto. Cerco, ora con la mano il suo polso. Mi pare o mi illudo   che il suo cuore batta ancora. Non batte più. E’ morto in un attimo. Un proiettile del "Gloster"gli ha attraversato il capo. Un’infinita tristezza mi serra la gola in un nodo di pianto. Era stato il compagno di tutti i miei voli di guerra. Era un eroe,nel senso più vero e più alto della parola. Anche oggi si era battuto con accanimento e con valore. Povero ragazzo !".
E steso ora , il compagno caduto,sull’erba del campo ed attorno gli sono tutti i piloti di tutte le squadriglie. In ogni occhio c’è una lacrima; ognuno cerca di trattenerla , ma non può. Grava un istante questa angoscia sugli uomini e sulle cose. Ma il Comandante li scuote:" ragazzi , revisioniamo i motori" riprende il lavoro.
Domani i picchiatelli ritorneranno su Malta.

Angelo Appiotti ( Archivio storico "La Stampa)

NdR. Il " Tenente B." per i pochi non l’avessero inteso , era il Tenente Pilota Andrea Brezzi cui è intitolata la nostra Sezione di Torino dell’Associazione Arma Aeronautica , mentre lo sfortunato Armiere deceduto nella missione su Malta in oggetto fu il  1° Aviere Giampiero Vio .
Ndr: l’immagine filigranata è lo stemma del 236 Sq. Bombardamento a Tuffo cui appartenevano il Ten. Brezzi ed il 1° Aviere Giampiero Vio e che campeggiava sul carrello dei loro Junkers Ju 87 .


 
 
 
 
 
 
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