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STORMO DA CACCIA

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Di Oscar Abello
                                                  

Chiara mattinata di sole. Le rombanti argentee chiazze degli aeroplani macchiano il verde tenero del campo.

A mano, come accompagnandoli a festa, gli avieri spingono i velivoli,lustri lustri,sulla linea di volo.

Le prime eliche imprendono a girare, e lo stormo inizia la sua vita di un giorno, che è la vita di tutti i giorni.

Il preludio è dei "pinguini" alle prese con i primi segreti del volo acrobatico.

A sera,negli ultimi raggi del sole calante,gli esperti,gli anziani,uomini per cui il volo non ha più segreti,improvviseranno lo spettacolo finale.

Due,tre pattuglie,di sette aeroplani ognuna,comporranno la gran gala disegnando nel cielo evoluzioni che fino a poco fa , eseguite da un solo pilota su un solo velivolo,parevano il non plus ultra dell'acrobazia aerea….

Decolla  il primo apparecchio: è il "la" ad un'intensa attività di volo apparentemente indisciplinata,coreograficamente caotica,retta invece nelle sue intime basi da una lucida volontà disciplinatrice che tutto coordina e ad ognuno assegna compiti precisi e definiti.

Ed al decollo del primo apparecchio, presso l'antenna delle segnalazioni,vera centrale nevralgica della vita della vita del campo,e lungo tutta la linea di volo, si formano capannelli di uomini.

Tra questi,i comandanti,a ricercare ognuno,in mezzo ai tanti che scarambolano nel cielo,il suo "pollo" e lo seguono con quella stessa attenzione,con quello stesso affetto con cui a loro volta furono seguiti lungo i primi passi della loro vita di aviatori.

Ogni comandante ha il suo modo caratteristico di seguire: ad uno potrai leggere sul volto approvazione o disappunto,gioia o ansietà per quanto"quello" va ingegnandosi di combinare lassù; un altro non ti mostrerà che imperturbabile muta serenità.

In questi capannelli si riassume e concentra lo spirito,l'essenza del volo.
Non vi si parla di altro,non si commenta altro che quanto i compagni stanno facendo lassù.

In questi gruppetti nascono le leggende,si creano le tradizioni,vengono ravvivati episodi memorabili di questo o quel pilota,il giovane apprende le gesta cui ispirarsi; si narrano i fasi dello Stormo,dei Gruppi,delle Squadriglie; si foggia come storia orale dell'Aviazione.

A tratti qualcuno esce del gruppetto: alla chiacchiera salutare sostituisce l'azione. Esegue il suo volo,svolge il suo programma,riatterra e riprende nel coro il suo posto.

A volte è il tenore,il cantastorie maggiore,quello che abbandona il coro,ed allora tutti,gli occhi al cielo,lo seguono,ne bevono le manovre come a carpire il segreto delle evoluzioni che avvincono.

Così si rinsalda la tradizione,in queste raccolte di uomini la si vivifica,la si rinnova con l'esempio e con la parola.

E la tradizione, in aviazione,come del resto in tutte le attività più alte dello spirito umano, è importantissima. Si evolve il mezzo ,la tecnica,ma le basi sono quelle che sono,solide,buone,resistono alla coscienza degli anziani nell'avido desiderio di apprendere dei giovani.

Ad osservarla superficialmente,la vita di uno stormo da caccia,la vita intima,quella quotidiana,non vi ritroveresti quegli elementi che contribuiscono a creare quell'"abitudine al coraggio" che è elemento caratteristico e distintivo del cacciatore italiano.

Ma a viverla ed osservarla da vicino vedresti che c'è qualcosa nella vita di questi soldati pieni di disciplinata irruenza,che ti dà l'impressione di trovarti di fronte ad una umanità nuova,ad una umanità in "combinazione" abituata a vivere con il cielo e nel cielo.

E se non leggerai negli occhi adusi di questi uomini il riflesso della vita eroica che ad ogni giorno conducono,se non ti parrà vero di trovare nella paterna e ad un tempo severa figura del Comandante la serena abilità con cui solo pochi giorni addietro risolveva brillantemente l'ennesima delle "situazioni imbarazzanti" della sua bella carriera di pilota,ti renderai però conto che questa umanità senza retorica vive di fede senza quasi avvedersene.

E capirai che non è paradossale definire monastica la vita dei piloti di uno stormo da caccia. Monastica in quel senso per cui il volo ed ogni attività ad esso inerente sono tenuti a guisa di rito,monastica perché il rituale ha i suoi santi.

Santi prontissimi magari a lanciarsi nella scia delle gonnelle di qualche maschietta carina,ma santi per quel loro rigido attenersi a discipline nuove necessarie ed indispensabili per ottenere quei meravigliosi risultati che il mondo, a volte in modo non del tutto gradito,ha avuto modo di conoscere .

Santi per il mistico slancio che li anima quando nei cieli di guerra si gettano audaci sul nemico,o nei cieli della pace si tuffano in un vorticoso susseguirsi di instancabili "ruote" a pochi metri dal terreno.

Santi per quell'estasi che li domina quando a te spettatore sembrano impazziti, e li vedi più arditi,più impressionanti, scarambolare geometricamente in formazioni strettissime serrate ala contro ala.

E santi , infine in quella santità del sacrificio finale che ad alcuni, ai migliori, è richiesto: in quell'offerta senza reticenze della giovane esistenza agli ideali per cui hanno vissuto.

Ma mi sembra di tradirli nel rivelare questa loro intima essenza,questo loro mistero.

Mistero che credo solo svelino agli angioli ,quando li incrociano sulle loro rotte celesti , e li invitano a gettarsi con loro nelle più ardite picchiate, nelle più entusiasmanti acrobazie.

A questi angioli che danzano sulle loro ali quando l'apparecchio offre al bacio del sole la pancia poderosa ed al pilota il mondo appare rovescio: un mondo cinematografico. Cinematografia per bambini, di casette simili a piccoli dadi rovesciati,di monti appoggiati per le cime aguzze nell'azzurro e verdi laghetti che non ti spieghi per quale magica virtù non si rovesciano ad inondarti.

A questi angioli degli aviatori che sanno le tappe della iniziazione,dura iniziazione,lunga scala da percorrere incerti di superare il noviziato.

Perché il volare è più di un atto materiale, è una dura divisa fatta di disciplina,di tenacia,di obbedienza: e come tale deve essere basata su dei principi ideali senza dei quali non c'è posto per il sacrificio .

Ho detto degli aviatori uomini che vivono di fede senza avvedersene,ma forse non è esatto. Cioè , è più esatto dire che non lo dimostrano con manifestazioni, ma lo esprimono quando è l'ora delle necessità supreme .

25 novembre 1938

 
 
 
 
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